Una telefonata di gennaio scorso che ricordo bene: una donna di 51 anni, voce esitante, mi chiede aiuto per limitare la Postepay del marito che giocava di nascosto da mesi. Aveva scoperto migliaia di euro di estratti conto ricarichi su bookmaker italiani. Non sapeva da dove cominciare, e neanche se la situazione fosse “ludopatia” o “solo un brutto vizio”. L’ho indirizzata ai numeri verdi dei servizi pubblici e a un gruppo di auto-aiuto della sua zona, e ho seguito da lontano l’inizio del loro percorso.
Sono nove anni che mi occupo di pagamenti Postepay nel mondo del betting online e questa è una conversazione che si ripete con cadenza preoccupante. La ludopatia — clinicamente Disturbo da Gioco d’Azzardo, DGA — è una patologia riconosciuta che riguarda più persone di quanto si immagini, e i suoi numeri in Italia sono drammatici quanto sottostimati nelle statistiche pubbliche.
In questa guida ti racconto la differenza tra DGA e gioco ricreativo, le stime ufficiali dell’Istituto Superiore di Sanità sulla popolazione affetta, i numeri degli autoesclusi del 2024 e dove cercare aiuto se tu o una persona vicina si riconosce nei segnali del problema.
DGA contro gioco ricreativo: una distinzione clinica importante
Prima di tutto va chiarito un punto: non è la quantità di denaro spesa a definire la ludopatia, ma la perdita di controllo. Una persona che gioca cifre modeste ma in modo compulsivo, mentendo ai familiari e sacrificando aspetti importanti della propria vita, è clinicamente in DGA. Una persona che gioca cifre rilevanti ma in modo controllato, dentro un budget consapevole e senza compromettere relazioni e doveri, sta facendo gioco ricreativo. La differenza è qualitativa, non quantitativa.
Le linee guida cliniche internazionali identificano alcuni segnali specifici. Il primo è la preoccupazione persistente: il pensiero del gioco occupa la mente in modo invadente, anche fuori dai momenti di gioco effettivo. Il secondo è la rincorsa: il bisogno di “rifarsi” delle perdite con scommesse sempre più importanti. Il terzo è la menzogna: l’utente nasconde l’entità reale del proprio gioco a familiari, amici, terapeuti. Il quarto è il fallimento dei tentativi di smettere: la persona prova a ridurre o interrompere il gioco senza riuscirci. Il quinto è il sacrificio relazionale e lavorativo: l’attività di gioco compromette aspetti centrali della vita.
Una mattina di luglio 2025 ho letto un’osservazione di un esperto dell’Università G. d’Annunzio Chieti-Pescara che mi ha colpito: “Il vero nodo oggi è il gioco fisico: quello nelle sale, nei bar e nelle tabaccherie. Qui è molto più difficile monitorare i comportamenti a rischio. Come gruppo di ricerca, stiamo lavorando alla proposta di un registro unico di autoesclusione anche per il gioco fisico.” È una dichiarazione che spiega bene perché il digitale, pur essendo un canale a rischio, è anche più tracciabile e dunque più protetto rispetto al gioco fisico tradizionale. La Postepay, in questo, è un alleato: ogni pagamento è registrato e monitorabile.
Per chi paga con Postepay e si chiede se il proprio comportamento di gioco sia ricreativo o problematico, alcuni segnali pratici sono utili. Stai depositando più di quello che avevi pianificato all’inizio del mese? Hai ricaricato dopo aver perso, dicendoti “tanto stavolta…”? Hai mai mentito a un familiare sulla cifra effettivamente spesa? Hai pensato al gioco durante il lavoro o di notte invece di concentrarti su altro? Anche un solo “sì” su queste domande non significa diagnosi automatica, ma è un segnale da non ignorare.
1,5 milioni di persone: la stima ISS che inquadra il fenomeno
L’Istituto Superiore di Sanità stima in circa 1,5 milioni le persone con disturbo da gioco d’azzardo (DGA) in Italia. È un numero importante e drammatico: rappresenta circa il 2,5% della popolazione adulta. Per intenderci, una persona ogni quaranta italiani sopra i 18 anni è clinicamente affetta da DGA — una proporzione che, applicata a una città come Milano, corrisponderebbe a oltre 30.000 persone solo in quel comune.
Il dato è particolarmente significativo se confrontato con il volume del mercato. La raccolta scommesse sportive online italiana del 2025 è stata di 13.905,55 milioni di euro, mentre nel 2024 si contavano 4,5 milioni di giocatori attivi solo online. Significa che, in proporzione, la fetta di giocatori online clinicamente in difficoltà è significativamente più alta della media: la concentrazione del gioco digitale tende a creare profili di consumo più intensi, e i meccanismi di rinforzo (gratificazione immediata, accessibilità 24/7, micro-transazioni) sono fattori di rischio specifici per chi è predisposto.
Una dichiarazione di Giulia Donadel, ricercatrice dell’Università Tor Vergata, riportata a giugno 2025, aiuta a inquadrare la specificità del fenomeno: “Il giocatore patologico non ha paura delle distanze o di doversi spostare per giocare, quindi distanze e limiti orari non sono strumenti idonei per combattere questo fenomeno.” È un’osservazione fondamentale per la politica pubblica: misure come il distanziamento delle sale dai luoghi sensibili, pur utili sul piano della percezione sociale, non incidono sulla parte del fenomeno che riguarda i giocatori con DGA. Per loro servono strumenti di blocco diretto come il RUA, limiti di spesa, percorsi terapeutici dedicati.
I dati italiani vanno letti anche in chiave comparativa europea. La prevalenza della DGA in Italia è in linea con la media UE (1,5-2,5% della popolazione adulta a seconda dei Paesi), ma la specificità italiana è il peso enorme delle scommesse sul calcio: 3 scommesse su 4 nel mercato italiano sono sul calcio, e la sola Serie A genera circa 3 miliardi di euro all’anno di raccolta. Il legame culturale con il pallone, che è un aspetto positivo della società italiana, diventa fattore di rischio specifico quando si combina con disturbi del controllo degli impulsi.
I 190.000 autoesclusi del 2024: chi sceglie di tirare la corda
Una persona ogni cento italiani che gioca online sceglie di autoescludersi. Nel 2024 circa 190.000 giocatori italiani hanno utilizzato strumenti di autoesclusione online, una cifra che rappresenta circa il 4-5% dei 4,5 milioni di giocatori attivi solo online. Sembra poco rispetto agli 1,5 milioni di affetti da DGA secondo l’ISS, ma è un numero in crescita anno dopo anno e che racconta una consapevolezza progressiva.
Chi sono i 190.000? Dai dati ADM aggregati emerge un profilo prevalente: maschi tra i 30 e i 50 anni, con un periodo medio di gioco intenso di 3-7 anni alle spalle, livello di istruzione vario ma con prevalenza di scolarità media superiore. Il momento dell’autoesclusione coincide spesso con un evento scatenante: una perdita particolarmente grave, la scoperta da parte del partner, un debito non più sostenibile, una crisi sul lavoro. Raramente l’iscrizione arriva “preventivamente”: di solito è una reazione a un dolore.
I nuovi periodi di autoesclusione introdotti da febbraio 2026 — da 7 giorni a 9 mesi oppure a tempo indeterminato — rendono lo strumento più granulare e accessibile anche a chi vuole sperimentare una pausa breve senza impegnarsi in periodi lunghi. Per la Postepay, l’iscrizione al RUA blocca tutti i depositi verso bookmaker italiani con concessione ADM, ma non blocca la carta in sé per altri pagamenti legittimi: una architettura intelligente che protegge senza creare ostacoli alla vita quotidiana.
Una persona che si autoesclude raramente lo fa da sola. Nei racconti che ho ascoltato negli anni, dietro la decisione c’è quasi sempre un familiare, un partner, un amico stretto che ha aiutato a riconoscere il problema. Emmanuele Cangianelli, presidente EGP-FIPE, ha sintetizzato il ruolo del fattore umano nel monitoraggio: “Grazie al rapporto personale e diretto con i giocatori i dipendenti delle nostre aziende riconoscono i comportamenti compulsivi, tentando di fare da filtro all’accesso nelle sale…” È un’osservazione che vale per il fisico ma che, sul digitale, ha un equivalente nei messaggi automatici e nei popup di sensibilizzazione che i bookmaker italiani sono obbligati a mostrare.
Dove chiedere aiuto e cosa fare adesso
Se stai leggendo questa guida e ti riconosci, anche solo parzialmente, in qualche segnale, voglio darti riferimenti concreti più che parole generiche. Sono risorse che funzionano e che ho visto utilizzare con risultati positivi negli ultimi anni.
Il primo punto di contatto è il Telefono Verde del Ministero della Salute dedicato al gioco d’azzardo problematico. È un numero verde gratuito, anonimo, attivo dal lunedì al venerdì in orari di ufficio. Gli operatori sono formati per il primo orientamento e ti possono indicare il servizio territoriale più vicino, che generalmente è il Ser.D (Servizio per le Dipendenze) della tua ASL. Il Ser.D è gratuito, copre l’intero territorio nazionale e tratta la DGA esattamente come tratta altre dipendenze: con un percorso strutturato che combina valutazione, terapia individuale, gruppi di supporto e, quando necessario, supporto familiare.
Il secondo livello sono i gruppi di auto-aiuto, modello Giocatori Anonimi. Sono associazioni di volontariato presenti in tutte le grandi città italiane, dove persone con vissuti simili si incontrano regolarmente per condividere esperienze e reciproco sostegno. Non sostituiscono il percorso clinico ma lo affiancano in modo molto efficace, perché l’isolamento che spesso accompagna la DGA viene infranto dall’incontro con persone che capiscono davvero. Il costo è simbolico o nullo, l’accesso è libero.
Il terzo livello è la rete dei consultori familiari pubblici. Per chi è coinvolto come familiare — coniuge, figli adulti, genitori di un giocatore problematico — i consultori offrono percorsi di counseling specifici, perché la DGA è una “patologia di sistema” che impatta tutta la famiglia. Affrontarla solo dal lato del giocatore, senza coinvolgere i familiari, è statisticamente meno efficace di un approccio multidimensionale.
Strumenti tecnici concreti che puoi attivare immediatamente, anche prima di rivolgerti a un servizio: iscrizione al RUA (registro unico autoesclusi) presso ADM, riducendo il blocco a 7 giorni se vuoi sperimentare cauta; impostazione di limiti di spesa rigorosi sui conti gioco già attivi, anche pari a zero per congelare l’attività; configurazione di limiti settimanali sulla Postepay attraverso l’app, per impedire ricariche impulsive verso bookmaker; coinvolgimento di un familiare di fiducia che possa monitorare gli estratti conto, non come polizia ma come testimone empatico del processo. Per approfondire le procedure tecniche di autoesclusione e blocco specificamente collegate alla Postepay, la guida sulla abilitazione delle scommesse online sulla Postepay spiega anche come gestire l’opzione inversa, ovvero il blocco operativo della carta verso il gioco.
Questo è un argomento sensibile. Se stai vivendo difficoltà legate al gioco o conosci qualcuno che le sta vivendo, il primo passo è parlarne — con un familiare di fiducia, con il medico di base, con un servizio territoriale. Il telefono verde nazionale dedicato al gioco d’azzardo problematico è un punto di partenza accessibile e gratuito.
