Una conversazione di fine ottobre 2025, in un bar di Milano, con un ex collega che adesso lavora nella compliance di un grosso concessionario: “Sai cosa significa passare da un canone da 200.000 euro a uno da 7 milioni? Significa che molti operatori non possono più permettersi di stare sul mercato italiano.” L’ho sentito dire e ho capito subito cosa avrebbe comportato per i giocatori comuni: meno scelta, quote più strette, Postepay che si trova davanti un panorama completamente ridisegnato.
Sono nove anni che mi occupo di pagamenti Postepay nel mondo del betting italiano e l’aumento del canone una tantum di concessione del 2025 è uno dei provvedimenti che ha avuto l’impatto più profondo. Non è solo un dato fiscale: è una leva che ha riscritto chi può fare il bookmaker in Italia, quanti soldi lo Stato incassa dal comparto e, in modo indiretto ma significativo, le condizioni a cui chi gioca con Postepay si trova a operare.
In questa guida ti spiego cosa fosse il canone di concessione precedente, perché è stato moltiplicato per 35, quanto ha incassato lo Stato dalla nuova gara, quali effetti ha avuto su quote e payout e come ha consolidato il mercato verso pochi operatori grandi nei quali la tua Postepay si trova a transitare.
Dal vecchio al nuovo canone: la moltiplicazione per 35
Il canone una tantum di accesso alle concessioni di gioco online è la somma che un operatore versa allo Stato per ottenere il diritto di operare con concessione ADM in Italia. Prima del 2025, questo canone ammontava a 200.000 euro a concessione: una cifra contenuta che rendeva accessibile l’ingresso anche a operatori medi e piccoli, e che spiegava la frammentazione storica del mercato italiano in decine di piccoli concessionari, ciascuno con le proprie skin secondarie.
La riforma del 2025 ha ribaltato il quadro. Il nuovo canone una tantum è stato fissato a 7 milioni di euro a concessione: 35 volte tanto. A questo si è aggiunto un canone annuo del 3% sul margine netto del concessionario, una durata della concessione fissata in 9 anni non rinnovabili e il limite massimo di 5 concessioni per gruppo. Sono parametri che, presi insieme, hanno ridisegnato chi può davvero fare il bookmaker in Italia.
Roberto Alesse, direttore generale ADM, in audizione al Senato nel 2024 aveva spiegato la logica: “L’Agenzia ha tenuto conto sia dei dati di mercato noti riguardo all’effettiva redditività delle concessioni di gioco online oggi attive…” una formula tecnica per dire che il canone è stato calibrato non su valori di facciata ma sulla redditività reale del comparto. La logica era estrarre dal settore una parte del valore generato, riconoscendo che i 12-13 miliardi di euro di gettito fiscale annuale dell’intero comparto giochi pubblici giustificavano canoni molto più alti rispetto al passato.
Massimiliano Pucci, presidente As.Tro, ha avuto un’opinione meno entusiasta: “La tassazione attuale ha raggiunto il ‘break point’ oltre il quale non è possibile andare senza compromettere l’esistenza delle imprese, contribuendo a spingere parte dell’offerta verso canali non controllati.” È una posizione legittima del settore: i 7 milioni rappresentano una barriera che rischia di tagliar fuori gli operatori medi, lasciando il mercato in mano a pochi grandi gruppi finanziariamente solidi.
I 364 milioni incassati dallo Stato e cosa rappresentano
Il numero secco è 364 milioni di euro: la somma totale generata dalla gara delle 52 nuove concessioni assegnate a 46 operatori — 33 italiani e 13 stranieri. Non è l’unica entrata che lo Stato deriva dal comparto, ma è una posta una tantum di rilievo, che si aggiunge ai canoni annui del 3% sul margine netto e all’Imposta Unica online che nel 2025 ha generato 413,36 milioni (vs 389,45 milioni nel 2024 e 354,08 milioni nel 2023).
Per inquadrare l’ordine di grandezza: i 364 milioni rappresentano poco meno del 30% del gettito fiscale annuale dell’intero comparto giochi pubblici, e arrivano in un’unica tornata. È una boccata d’ossigeno per le casse statali ma anche un investimento strutturale, perché blinda il mercato per nove anni e fissa per un decennio chi può operare nel perimetro legale italiano.
Il dato va letto in un contesto più ampio della finanza pubblica: nel triennio 2023-2025 la raccolta ha registrato un aumento del 20,9% e le entrate erariali del 27,4%, segno che il comparto è in crescita e che l’Erario sta capitalizzando questa dinamica. Per chi gioca con Postepay e si chiede dove vanno i soldi spesi sui bookmaker italiani, la risposta è puntuale: una parte va in vincite (con payout medi del 94-95% sui migliori operatori), una parte in margine del bookmaker, una parte significativa in tasse e canoni che finiscono al bilancio statale.
I 13.905,55 milioni di raccolta scommesse sportive online del 2025 — in lieve calo rispetto ai 14.347,63 milioni del 2024 — rappresentano un volume di gioco enorme che alimenta tutto questo sistema. Quando depositi 50 euro sul tuo conto gioco con la Postepay, stai contribuendo (in piccola parte) a un flusso che alimenta erario, operatori, pagatori del canone, sponsor sportivi e tutta la filiera connessa.
Effetti su quote e payout: cosa percepisce davvero il giocatore
Una serata di gennaio 2026, davanti al palinsesto Champions League, ho confrontato le quote di un quarto di finale su tre bookmaker italiani diversi. Differenze davvero minime — terzo decimale, qualche caso al secondo — rispetto ai differenziali che vedevo nel 2023. È un effetto pratico del consolidamento di mercato che si è generato dopo il riordino delle concessioni.
L’aumento del canone ha avuto sulle quote due effetti contrapposti. Da un lato, il margine del bookmaker tende a non comprimersi: se devi pagare 7 milioni di canone una tantum più il 3% annuo sul margine netto, hai bisogno di mantenere un overround sufficiente sulle quote. Questo ha frenato la dinamica competitiva che spingeva alcune skin minori a offrire payout aggressivamente alti per acquisire utenti. Dall’altro lato, la maggiore concentrazione del mercato — pochi operatori grandi, ognuno con maggiori volumi — permette efficienze di scala che parzialmente bilanciano il costo del canone.
I payout medi dei migliori operatori italiani si attestano oggi tra il 94% e il 95%, in linea con i livelli pre-riforma. La novità è che la dispersione tra operatori si è ridotta: prima del 2025 si trovavano payout dichiarati dal 91% al 96% a seconda della skin, oggi siamo in un range più stretto perché le skin che facevano da apripista commerciali sono uscite dal mercato. Per il giocatore con Postepay che cerca le quote migliori, il confronto delle quote è ancora utile ma rende molto meno di prima.
Sul mercato online di maggio 2025 i quattro big detenevano già una quota dominante: Lottomatica al 35,5%, Sisal al 15,6%, Snaitech al 14,4% ed Eurobet all’11,3%. Sommando si superava il 76% del mercato, e oggi quella percentuale è cresciuta ulteriormente in seguito alla chiusura delle skin secondarie. Significa che la tua Postepay, statisticamente, transita su uno di questi quattro operatori principali nella maggior parte delle sue ricariche dirette ai bookmaker italiani.
I virtuali online hanno registrato dinamiche differenti. La raccolta è passata da 1.076,50 milioni nel 2023 a 1.439,24 nel 2024 per arrivare a 1.607,65 milioni nel 2025: una crescita del 49% in due anni. Il mercato dei virtuali è ad altissimo margine per gli operatori e ha permesso ai bookmaker più grandi di assorbire l’aumento del canone senza ribaltarlo sui payout delle scommesse sportive tradizionali. Per chi gioca prevalentemente eventi reali con Postepay, è una buona notizia: l’effetto sui prezzi è stato attutito.
Il consolidamento del mercato visto dalla parte di chi paga con Postepay
A diversi mesi dall’entrata in vigore della riforma, è utile fare un bilancio. Cosa è cambiato concretamente per chi gioca con Postepay rispetto al regime precedente? Ho fatto un confronto con i dati operativi che raccolgo nel mio lavoro e tre tendenze sono ormai chiare.
Prima tendenza: meno operatori ma più stabili. I 46 concessionari di oggi — 33 italiani e 13 stranieri — sono soggetti che hanno potuto permettersi i 7 milioni di canone una tantum, dimostrando solidità patrimoniale. Per il giocatore con Postepay significa minore rischio di chiusura improvvisa del bookmaker, problemi di insolvenza o fughe dal mercato. Le sub-registrazioni post-13 novembre 2025 hanno coinvolto operatori che, con altissima probabilità, saranno ancora in piena attività tra cinque anni.
Seconda tendenza: integrazione tecnica della Postepay più curata. I grandi gruppi hanno investito in flussi di pagamento ottimizzati, dove la prepagata Postepay viene processata con tassi di approvazione più alti rispetto al passato. Il 3D Secure si è stabilizzato dopo i mesi turbolenti di metà 2025, e gli sportelli di assistenza dei concessionari principali sono attrezzati per gestire le eccezioni senza i tempi biblici di certi piccoli operatori del passato.
Terza tendenza: ecosistema di pagamenti più maturo. Il numero di carte prepagate attive in Italia ha raggiunto 33,6 milioni nel 2024, con il 13% di crescita delle operazioni. La Postepay si è confermata lo strumento di pagamento di riferimento per il gioco online italiano, e il consolidamento dei bookmaker ha rafforzato questa centralità: meno integrazioni da mantenere per gli operatori, più stabilità per gli utenti, meno incidenti operativi su 3D Secure e plafond.
Le voci critiche, come quella di Maurizio Ughi a gennaio 2025 (“il settore non può che essere spiazzato e deluso…”), hanno avuto ragioni concrete dal punto di vista di chi è uscito dal mercato. Ma per chi ci è rimasto e per chi ci gioca, il quadro complessivo è di maggiore robustezza. Per capire come questa robustezza si traduce in numeri sull’Imposta Unica e sul gettito fiscale che alimenta il bilancio dello Stato, vale la pena leggere la guida sull’Imposta Unica online sulle scommesse e i 413 milioni del 2025 per chi paga con Postepay.
